Il Consiglio dei Ministri, il 26 febbraio 2026, ha dato il via libera preliminare al decreto che attua la delega della Legge Capitali (L. 21/2024) e ridisegna in modo unitario il sistema sanzionatorio del TUF. L’intervento punta a un impianto più proporzionato, più flessibile e più aderente alla reale offensività delle condotte, con ricadute operative immediate per gli intermediari. Il decreto ricalibra i limiti edittali delle sanzioni per enti ed esponenti, così da allineare la risposta punitiva alla gravità delle violazioni in materia di trasparenza, servizi di investimento, obblighi informativi delle quotate e intermediazione. Introduce poi una procedura di settlement: il destinatario della contestazione potrà proporre un accordo all’Autorità, ottenendo una riduzione della sanzione pari a un terzo in cambio della rimozione degli effetti della violazione e dell’indennizzo agli investitori. Viene ampliato il margine di modulazione delle sanzioni interdittive, che non saranno più applicate in modo automatico ma calibrate sul caso concreto. Consob e Banca d’Italia potranno inoltre non avviare il procedimento quando la condotta non abbia inciso sulla trasparenza del mercato né arrecato danno agli investitori, limitandosi a un richiamo formale: un passo verso un modello fondato sulla sostanza, non sulla mera tipicità. La riforma introduce una disciplina procedimentale uniforme, fondata su contraddittorio pieno, conoscenza integrale degli atti, distinzione tra funzioni istruttorie e decisorie e certezza dei termini. La confisca viene circoscritta al solo profitto effettivo, con possibilità di ingiunzione di pagamento e confisca per equivalente. Si rafforza la cooperazione tra Consob e Banca d’Italia. Nel complesso, il decreto delinea un sistema sanzionatorio più moderno e coerente con la fisiologia dei mercati: severo quando serve, proporzionato quando è giusto, e capace di distinguere tra violazioni formali e condotte realmente lesive.